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MANOVRA A TENAGLIA

Uliwood Party
di Marco Travaglio
da L'Unità del 29 settembre 2007

Finalmente, dopo quattro mesi di pasticci, rinvii e bugie, la politica ha pronunciato una parola chiara sulle intercettazioni Unipol, Antonveneta e Rcs. La giunta dalla Camera ha detto sì al gip Forleo che il 20 luglio aveva chiesto l’autorizzazione a usare le telefonate tra i furbetti intercettati e indagati, e due parlamentari non intercettati né indagati (il ds Fassino e il forzista Cicu, che si son detti entrambi “d’accordo” sul via libera ai giudici). Favorevoli tutti i gruppi, tranne lo Sdi e FI. Per D’Alema, all’epoca dei fatti deputato europeo, la giunta s’è dichiarata incompetente e ha rinviato gli atti a Milano. Per Latorre, Comincioli e Grillo deve ancora pronunciarsi la giunta del Senato.

Tra lunedì e martedì, l’aula della Camera dovrà confermare o smentire il voto della giunta su Fassino e Cicu. Poi toccherà a Palazzo Madama. Intanto i magistrati di Milano decideranno il da farsi per D’Alema: se insistono a interpretare la legge Boato alla lettera, ritenendo che l’autorizzazione spetti alla Camera cui il parlamentare “appartiene”, cioè a Montecitorio (tesi condivisa dal principe dei processualisti, Franco Cordero), è possibile che sollevino un conflitto di attribuzioni contro la Camera dinanzi alla Consulta. In alternativa, possono spedire il dossier alla commissione giuridica del Parlamento europeo (presieduta dal forzista Gargani).

Ma prende corpo una terza ipotesi: che si proceda sulle telefonate Consorte-D’Alema, anche con un’eventuale iscrizione del vicepremier per concorso in aggiotaggio, senza chiedere alcun’autorizzazione all’Europa. L’ha scritto lo stesso relatore della pratica, Elias Vacca del Pdci: “L’uso delle telefonate tra D’Alema e Consorte potrebbe non richiedere alcuna autorizzazione”...

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Pubblicato il 1/10/2007 alle 19.15 nella rubrica Diario.

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