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Diario


3 aprile 2008

FORLEO E DE MAGISTRIS: IL TEMPO E' GALANTUOMO

Formidabili quei danni
Uliwood party, l'Unità, 3 aprile 2008
Tenetevi forte: Mastella chiede i danni. Anziché ringraziare questo Paese demente che non ha ancora organizzato una class action per chiedergli i danni, lo statista di Ceppaloni, momentaneamente ai box, strilla su giornali e tv che vuol esser risarcito e si appella a Napolitano. Perché mai? Perché la Procura di Roma ha archiviato l’inchiesta a carico suo e di Rutelli per abuso d’ufficio a proposito del volo di Stato al Gran premio di Monza, svelata dall’Espresso. E il gip di Catanzaro ha archiviato la sua posizione nell’inchiesta «Why Not». Ma intanto lui ha perso il posto. Ora, lui s’è dimesso per l’inchiesta di S. Maria Capua Vetere, più che mai aperta, e non per le altre due...
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E chiedere scusa?
Uliwood party, l'Unità, 2 aprile 2008
Il tempo, dice il proverbio, è galantuomo. E aiuta a distinguere i galantuomini dai mascalzoni. Da un anno due galantuomini, Clementina Forleo e Luigi De Magistris, vengono attaccati, perseguitati, infangati da una campagna politico-mediatica che avrebbe stroncato un bisonte. Ma non si sono lasciati abbattere. Hanno risposto colpo su colpo nelle «sedi competenti». Ora in quelle sedi la verità comincia a emergere. A Salerno, dove De Magistris ha denunciato i superiori per le fughe di notizie che poi venivano attribuite a lui, le indagini sarebbero a buon punto: non è lontano il giorno in cui chi l’ha condannato al Csm dovrà vergognarsi e chiedergli scusa. E da Potenza giungono notizie analoghe sul cosiddetto «caso Forleo»...
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permalink | inviato da marco_travaglio il 3/4/2008 alle 22:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (40) | Versione per la stampa


7 febbraio 2008

Stato d’assedio

Foto di AKDave da flickr.comUno legge sui giornali il seguente titolo: “Csm, si aggrava la posizione della Forleo”. E si domanda: oddìo, che altro avrà fatto la Clementina, oltre a macchiarsi di colpe indelebili tipo intercettare Fazio e i furbetti del quartierino, far recuperare allo Stato 200 milioni di euro di refurtiva, bloccare le scalate illegali a Bnl, ad Antonveneta e a Rcs e soprattutto partecipare ad Annozero? Niente, assolutamente niente.

Molto semplicemente la prima commissione del Csm (di cui fa parte la signora Letizia Vacca, quella che condannò Forleo e De Magistris prim’ancora che fossero giudicati) dev’essersi resa conto che le accuse fin qui mosse alla gip non reggono, o non bastano a farla trasferire (il nuovo ordinamento giudiziario non contempla, fra le cause di trasferimento per incompatibilità, i comportamenti colpevoli del magistrato, ma solo le situazioni oggettive indipendenti dalla sua volontà: tipo parentele con indagati o cose del genere, mentre qui si accusa la Forleo di comportamenti colpevoli, passibili di un procedimento disciplinare, ben più garantito della procedura di trasferimento).

Così, come già fece il Pg della Cassazione con De Magistris, si continuano a aggiungere accuse sempre nuove, anche se basate su fatti vecchi e stranoti. L’ultima (last but not least) è di aver addirittura “interferito” nelle indagini sulle scalate bancarie e “personalizzato” le sue funzioni di gip, venendo meno alla sua “terzietà”, per aver chiesto alla Procura notizie di una mega-misura di sequestro e interdizione a carico di un personaggio legato a Unipol, più volte annunciata e mai arrivata sul suo tavolo.

Meravigliata dall’improvviso cambio di rotta, la Forleo si sarebbe sfogata con alcuni amici su possibili “frenate” della Procura, esternando la sua amarezza per essere stata mandata allo sbaraglio. Fermo restando che i pm milanesi sono persone al di sopra di ogni sospetto, liberi di cambiare strategia quando lo ritengono opportuno, gli sfoghi della Forleo andrebbero inseriti nel contesto di quel che stava accadendo nell’estate-autunno 2006: attacchi concentrici alla gip da destra a sinistra e dai massimi vertici istituzionali che l’accusavano di ogni nequizia, nel silenzio tombale dell’Anm e del Csm (che pure, in casi di attacchi molto meno pesanti ad altri magistrati, è solito aprire pratiche a loro tutela).

Di più: interpretando garantisticamente la legge Boato, la Procura aveva deciso di non iscrivere D’Alema e Latorre per concorso in aggiotaggio finchè le loro telefonate con Consorte non fossero state autorizzate dal Parlamento, lasciando alla gip l’onere di spiegare alle Camere che l’autorizzazione sarebbe servita a indagare non solo su Consorte & furbetti vari, ma anche nei confronti dei due parlamentari. Molto correttamente, il pm Francesco Greco spiegò al Sole-24 ore che la Procura era in piena sintonia, su quella interpretazione (tra l’altro avallata autorevolissimamente dal professor Cordero), con la gip Forleo. E’ in quel contesto di isolamento e di attacchi furibondi che vanno inquadrati gli sfoghi della Forleo, che si sentì isolata e “mandata allo sbaraglio”. Sfoghi privati, magari esagerati ma legittimi e comprensibili,che sarebbero rimasti nella sfera riservata se qualche suo interlocutore non fosse andato a spiattellarli alla Procura di Brescia.

Resta da capire cosa c’entri tutto questo con la presunta “incompatibilità” della Forleo. Dove sta scritto che un gip deve andare d’amore e d’accordo con la Procura? Non s’era detto che il gip, per essere “terzo”, non deve appiattirsi sui pm? Allora che senso ha accusare la Forleo di aver compromesso la sua terzietà criticando la Procura? Pare di sognare, è il mondo alla rovescia. I pm legittimamente le dissero di tenersi pronta per una voluminosa richiesta di sequestro e di interdizione: che c’è di male se poi, non vedendola arrivare, la Forleo domandò che fine avesse fatto quella richiesta? E come può un gip “interferire” in un’indagine, visto che le indagini le fanno i pm e il gip può agire solo su loro richiesta? E, se il gip è un giudice monocratico, cioè decide da solo, che senso ha accusarlo di “personalizzare” il suo lavoro? Come si vede, le “nuove accuse” che avrebbero “aggravato” la posizione della Forleo confliggono non solo con i fatti, ma anche col buonsenso e con la logica. Se vogliono punire la Forleo “a prescindere”, facciano il piacere: dicano che deve pagare per aver toccato qualche intoccabile di troppo, e la facciano finita. Tanto la gente ha già capito tutto.

Uliwood Party - da L'Unità


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permalink | inviato da chiarelettere il 7/2/2008 alle 11:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa


5 dicembre 2007

IL CONIGLIO SUPERIORE

Uliwood party di Marco Travaglio da l'Unità del 5 dicembre 2007

Come volevasi dimostrare, il Csm si accinge a trasferire due magistrati a caso, Clementina Forleo e Luigi De Magistris: quelli che si sono occupati di D’Alema, Latorre, Prodi e Mastella. Se, sotto il governo Berlusconi, il Csm avesse tentato di trasferire i magistrati che indagavano su Berlusconi, si sarebbe parlato di “regime” anche in campo giudiziario. Oggi invece, a parti invertite, silenzio di tomba. Quando Berlusconi fa porcate, da sinistra qualche grido di allarme si leva. Quando le porcate vengono da sinistra, Berlusconi non strilla: anzi, propone larghe intese. Ora le larghe intese le anticipa il Csm. Vedi l’unanimità con cui membri laici e togati, di destra e di sinistra, hanno votato l’apertura della pratica di trasferimento della Forleo. Sugli sfoghi, gli aggettivi e i pronomi usati dalla gip per descrivere ciò che le è accaduto, è inutile discutere: ci sarà sempre chi li ritiene eccessivi e chi adeguati alla gravità dei fatti. La domanda è: si può cacciare un giudice per una parola in più o in meno?
continua


29 novembre 2007

CLEMENTINA E LE PENNE ALL'INSABBIATA

da www.voglioscendere.it

Quando funziona, l’informazione aiuta tutti a vivere e a lavorare meglio. I cittadini, i politici, gli imprenditori, i magistrati. Tutti. Quando non funziona, tutto peggiora. Il peggioramento della politica e dell’impresa e di una parte della cittadinanza non sono una novità. Quella della magistratura, anche quella perbene, incorrotta, insomma la migliore, è invece una novità degli ultimi mesi. Escono sentenze sempre più strane, ma sempre nella stessa direzione: a favore del potere. Si pensi soltanto all’incredibile assoluzione di Berlusconi nel processo Sme-Ariosto, praticamente per aver commesso il fatto. Se l’informazione l’avesse raccontata per quella che era, mettendone alla berlina l’illogicità e l’impermeabilità ai fatti accertati, altri giudici si sarebbero ben guardati dal riprovarci. Ma l’informazione non ne ha proprio parlato. Così la scomparsa dei fatti, dalle pagine dei giornali e dai teleschermi, si trasferisce nelle sentenze. L’altro giorno i giudici di Roma, tanto per cambiare, hanno archiviato l’inchiesta – nata dal lavoro dei loro colleghi di Potenza – a carico di Fabrizio Corona per la presunta estorsione ai danni di Francesco Totti. Se l’informazione fosse una cosa seria, avrebbe ricordato che per Corona hanno chiesto il rinvio a giudizio per una decina di estorsioni le Procure di Torino e di Milano, mentre il reuccio dei paparazzi resta indagato a Potenza per associazione per delinquere. E per questo reato, non per il caso Totti, era stato arrestato. Invece quel sapientone di Francesco Merlo, che vive a Parigi e ammira molto Giuliano Ferrara, scrive su Repubblica che Corona, a causa del pm Woodcock, subì “una galera che non gli spettava” (Merlo ignora che gli arresti li dispongono i gip, non i pm), ragion per cui ora il Csm dovrebbe “riflettere in seduta pubblica su come la sofferenza della galera e l’abuso del diritto riescano a vestire di buon gusto anche il cattivo gusto”. Parole in libertà di un giornalista disinformato sui fatti, che non potranno non condizionare i magistrati (altro che le fiction sulla mafia!) quando dovranno pronunciarsi sulle altre accuse a Corona: se archivieranno, verranno elogiati dal Merlo di turno come “molto saggi”; se rinvieranno a giudizio o condanneranno, saranno complici dei pm manettari che abusano della galera per “vestire di buon gusto anche il cattivo gusto”.

Da Woodcock a Clementina Forleo. Per mesi e mesi l’informazione che conta, salvo rarissime eccezioni, ha avallato le balle assolute che i politici di destra e di sinistra coinvolti nello scandalo delle scalate han raccontato per tutta l’estate e l’autunno su quel gip che “abusa del suo potere”, “calunnia” D’Alema e Latorre, “usurpa il potere della Procura” accusandoli di “complicità nel disegno criminoso” dei furbetti quando i pm non li hanno nemmeno indagati dunque li ritengono innocenti, e via delirando. Solo pochi esperti, come Franco Cordero e Giuseppe D’Avanzo su Repubblica, Michele Ainis sulla Stampa e Francesco Saverio Borrelli spiegarono l’assoluta correttezza dell’operato del gip in base alla demenziale (ora anche incostituzionale) legge Boato. Così ora le stesse bizzarrie si sono trasformate in un “capo di incolpazione” firmato dal Procuratore generale della Cassazione Mario Delli Priscoli, che ha avviato l’azione disciplinare contro la Forleo perché il Csm la sanzioni adeguatamente, oltre a esaminare (da lunedì) il suo eventuale trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale, avendo osato andare addirittura in tv senza mai parlare dei suoi processi (il procuratore di Bari, invece, ha tenuto una conferenza stampa sull’arresto del padre dei bambini di Gravina, il procuratore di Arezzo ne ha tenuta un’altra sulla morte del tifoso della Lazio, ma nessuno ha ricordato loro che i magistrati non devono parlare dei loro processi, né tantomeno li ha proposti per il trasferimento). L’aspetto più stupefacente dell’azione intrapresa dal solerte Pg, sulla scia delle decine di iniziative assunte dai suoi predecessori contro l’intero pool di Milano, è che si basa su convincimenti errati e smentiti dai fatti che, però, sono diventati vulgata comune grazie alla disinfgormatija politico mediatica organizzata intorno allo scandalo delle scalate. Qualche esempio.

1) La Forleo avrebbe commesso una “negligenza grave e inescusabile” chiedendo alla Camera l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni del caso Unipol-Bnl non solo a carico di Giovanni Consorte, ma anche a carico di Massimo D’Alema e Nicola Latorre, sebbene “estranei al procedimento penale in quanto nessuna iniziativa era stata adottata dal pm” nei loro confronti. Ma il Pg forse non sa che il pm, cioè Francesco Greco, dichiarò subito che i politici non erano stati indagati in base alle intercettazioni perché la legge Boato impedisce di utilizzarle come prove finchè il Parlamento non ne abbia autorizzato l’uso. E il pm titolare dell’inchiesta, Luigi Orsi, aveva chiesto al Gip di chiedere il permesso al Parlamento per procedere non solo a carico dei furbetti (già indagati in base ad altri elementi di prova), ma anche nei confronti di “altri da identificare”: cioè gli interlocutori telefonici dei furbetti, cioè i parlamentari. Quindi il gip non è affatto andato al di là della richiesta della Procura, ma s’è limitato a recepirla e a inoltrarla al Parlamento, con le trascrizioni delle telefonate di cui si chiedeva il permesso all’uso e con una nota che spiegava la loro rilevanza penale anche a carico di due parlamentari. I quali appaiono – da quanto emerge dalle loro parole, non dalle congetture del giudice - “complici consapevoli del disegno criminoso”, cioè dell’aggiotaggio di Consorte & C.

2) Secondo il Pg, quello della Forleo su D’Alema e Latorre fu “un abnorme, non richiesto e ultroneo giudizio anticipato, espresso in termini perentori, fortemente connotati da accenti suggestivi e stigmatizzatorii”. Ma quella nota era “richiesta” dalla Procura e dalle legge, oltrechè da un dovere di lealtà nei confronti del Parlamento, che doveva ben sapere quale uso si sarebbe fatto delle telefonate, se autorizzate, e nei confronti di chi, e per quale reato. Il giudizio era tutt’altro che “abnorme”, ma perfettamente aderente alla realtà emersa dalle intercettazioni, come può desumere chiunque legga le parole di D’Alema e Latorre, che trafficano con Consorte, per procurargli le alleanze auspicate in vista dell’acquisizione occulta del 51% di Bnl (con Vito Bonsignore e Francesco Gaetano Caltagirone, entrambi soci di Bnl).

3) Scrive ancora sorprendentemente il Pg che la Forleo ha arrecato ai parlamentari, “arbitrariamente coinvolti, un ingiusto danno… con espressioni che hanno leso i diritti personali (la reputazione, il prestigio, l’immagine) di uomini politici”. Ma i parlamentari in questione si sono coinvolti da soli, partecipando attivamente a una scalata occulta e illegale, in pessima compagnia, e poi mentendo spudoratamente quando hanno negato di aver fatto nient’altro che un semplice, innocuo “tifo” per Unipol. E sono gli stessi parlamentari ad avere pregiudicato la propria reputazione, prestigio e immagine mettendosi in combutta con personaggi del calibro di Consorte, Sacchetti, Bonsignore, Caltagirone, alleati di altre preclare figure come Gnutti, Fiorani, Ricucci, Coppola, tre dei quali poi finiti in galera. Che doveva fare, il gip? Scrivere che quelle telefonate di grande rilevanza penale non avevano rilevanza penale solo per evitare di offendere i politici che le avevano fatte? Se lo specchio riflette una brutta faccia, la colpa è del titolare della faccia medesima, non dello specchio. Che queste cose fingano di non capirle i politici interessati, è comprensibile. Fanno propaganda e sollevano polveroni per nascondere le proprie vergogne. Ma che non lo capisca un alto magistrato come il Pg Delli Piscoli, è davvero allarmante.

4) Clementina Forleo, a suo avviso, va pure punita perché un giorno, avendo visto due poliziotti che pestavano un immigrato reo di non aver pagato il biglietto sulla metropolitana, intervenne a farli smettere gridando “è ora di finirla”, salvando il malcapitato dal pestaggio e poi dichiarando ai giornali che i due agenti “l’hanno sbattuto brutalmente per terra”. Che c’è che non va? Così facendo, secondo il Pg, la Forleo “dapprima offendeva l’onore e il decoro degli agenti” e addirittura “la reputazione dell’intero corpo di Polizia dello Stato”, venendo così meno “ai doveri di correttezza e di equilibrio”. Ecco: doveva lasciare che i due completassero l’opera, e magari venissero promossi dirigenti della Polizia o dei servizi segreti, come i loro colleghi del G8 di Genova. Peccato che il magistrato abbia l’obbligo di denunciare i reati di cui è a conoscenza e, se può, di impedire che vengano commessi. Sembra una macabra barzelletta, ma è anche per aver salvato un magrebino da un pestaggio che Clementina Forleo rischia di essere punita dal Csm (lo stesso Csm che ha reintegrato in Cassazione Corrado Carnevale, quello che cassava le condanne dei mafiosi perché mancava un timbro, che riceveva gli avvocati dei mafiosi in casa sua prima delle camere di consiglio, che insultava Falcone e Borsellino anche appena morti ammazzati). Il fatto che si stesse occupando anche dei possibili reati di Massimo D’Alema è puramente casuale.

12 dicembre - Milano - Teatro Carcano
Incontro di Ammazzatecitutti e Meetup per Clementina Forleo: passaparola!




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1 ottobre 2007

MANOVRA A TENAGLIA

Uliwood Party
di Marco Travaglio
da L'Unità del 29 settembre 2007

Finalmente, dopo quattro mesi di pasticci, rinvii e bugie, la politica ha pronunciato una parola chiara sulle intercettazioni Unipol, Antonveneta e Rcs. La giunta dalla Camera ha detto sì al gip Forleo che il 20 luglio aveva chiesto l’autorizzazione a usare le telefonate tra i furbetti intercettati e indagati, e due parlamentari non intercettati né indagati (il ds Fassino e il forzista Cicu, che si son detti entrambi “d’accordo” sul via libera ai giudici). Favorevoli tutti i gruppi, tranne lo Sdi e FI. Per D’Alema, all’epoca dei fatti deputato europeo, la giunta s’è dichiarata incompetente e ha rinviato gli atti a Milano. Per Latorre, Comincioli e Grillo deve ancora pronunciarsi la giunta del Senato.

Tra lunedì e martedì, l’aula della Camera dovrà confermare o smentire il voto della giunta su Fassino e Cicu. Poi toccherà a Palazzo Madama. Intanto i magistrati di Milano decideranno il da farsi per D’Alema: se insistono a interpretare la legge Boato alla lettera, ritenendo che l’autorizzazione spetti alla Camera cui il parlamentare “appartiene”, cioè a Montecitorio (tesi condivisa dal principe dei processualisti, Franco Cordero), è possibile che sollevino un conflitto di attribuzioni contro la Camera dinanzi alla Consulta. In alternativa, possono spedire il dossier alla commissione giuridica del Parlamento europeo (presieduta dal forzista Gargani).

Ma prende corpo una terza ipotesi: che si proceda sulle telefonate Consorte-D’Alema, anche con un’eventuale iscrizione del vicepremier per concorso in aggiotaggio, senza chiedere alcun’autorizzazione all’Europa. L’ha scritto lo stesso relatore della pratica, Elias Vacca del Pdci: “L’uso delle telefonate tra D’Alema e Consorte potrebbe non richiedere alcuna autorizzazione”...

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19 settembre 2007

COMMA 22

Uliwood Party
di Marco Travaglio
da l'Unità del 19 settembre 2007


Il complotto fascio-qualunquista-plebiscitario-populista-eccetera di Grillo contro i partiti trova ogni giorno nuovi alleati nei partiti medesimi. Non bastassero le ambulanze e gli aerei di Stato usati come taxi, è in fase di decollo la famosa legge Mastella sulle intercettazioni: quella che, anziché consigliare ai politici di non telefonare ai delinquenti, vieta ai giornali di pubblicare le telefonate dei politici con i delinquenti. Ma, siccome non c’è limite al peggio, Franco Bechis rivela su “Italia Oggi” che il testo già orrendo approvato in aprile dalla Camera sta per essere aggravato in Senato con un emendamento “anti-Forleo” dell’ex Dl Franco Manzione: quello che a luglio stava per far cadere il governo con un emendamento che riusciva financo a peggiorare l’ordinamento giudiziario Mastella).

Ora Manzione merita un’altra menzione. «Lo scopo ­- spiega Bechis - è impedire la presentazione in Parlamento di altre richieste come quella della Forleo che possano essere usate contro deputati o senatori, a meno che prima non vengano indicati i reati per cui sono perseguiti quei parlamentari. Se non saranno indicati (e non potrebbero, visto che quei testi sono inutilizzabili senza l’ok delle Camere), l’autorizzazione non verrà concessa. O verrà concessa solo per procedere contro terzi (Consorte e Fiorani). Un bel circolo vizioso, che aggiungerebbe nuova immunità alla ricca protezione costituzionale dei parlamentari».

Se le cose stanno così, l’emendamento è direttamente ispirato al “Comma 22” di Joseph Heller: i piloti militari possono chiedere l’esonero dai voli di guerra se sono pazzi, ma chi chiede l’esonero dai voli di guerra è tutt’altro che pazzo: i pazzi sono quelli che li fanno, i voli di guerra. Qui la situazione è analoga: la legge Boato del 2003 dichiara inutilizzabili le telefonate di un indagato che parla con un parlamentare, salvo autorizzazione del Parlamento...

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13 settembre 2007

MA CHE FURBETTI!

di Marco Travaglio

Sono trascorsi pochissimi giorni dal V-Day, e già bisognerebbe organizzarne un altro. Visto che la nostra classe politica, forse per la sua giovanissima età media, ha i riflessi pronti, la sua reazione allo tsunami di sabato è stata immediata. Veltroni e Prodi hanno piazzato Fabiano Fabiani, un giovanotto di 77 anni, nel consiglio d’amministrazione della Rai al posto del famoso berlusclone Angelo Maria Petroni. Lottizzavano gli altri, ora lottizzano loro: è il bipolarismo.

Fassino, segretario di un partito ormai disciolto, onde evitare di finire sulle panchine dei giardinetti, ha chiesto a Prodi un bel rimpasto di governo per aggiungere un ministero, possibilmente per sé (richiesta che persino Prodi ha giudicato irricevibile, osservando che il suo governo, formato da 103 membri fra ministri, viceministri e sottosegretari, è già il più bulimico della storia repubblicana e andrebbe semmai un tantino ridotto).

Intanto D’Alema e Fassino, sempre per rispondere all’appello della piazza per una giustizia uguale per tutti, si autoassolvono con due “memorie” smemorate sul caso Unipol, chiedendo di fatto alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera di respingere al mittente la richiesta del gip Clementina Forleo di autorizzare l’uso giudiziario delle loro telefonate con i furbetti del quartierino: quelle che dimostrano la loro partecipazione alla scalata della Bnl da parte dell’Unipol...

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28 luglio 2007

LA REPUBBLICA DEI MANDARINI

Uliwood party

di Marco Travaglio

E ora sta a vedere che il garantista è Bellachioma. Per il dizionario De Agostini, garantismo è la «concezione teorico-giuridica che pone alla base delle istituzioni civili e politiche dello Stato di diritto il rispetto e la tutela delle libertà individuali e collettive del cittadino».

E allora, che diavolo c’entra il no di Berlusconi all’uso delle telefonate tra i furbetti e sei parlamentari? La legge Boato del 2003 («scritta coi piedi» secondo Franco Cordero) stabilisce che le intercettazioni si possono sempre usare contro i cittadini normali, salvo che si senta la voce di un parlamentare. Nel qual caso serve il permesso del Parlamento.

Dunque antigarantista è la Boato, creando una disparità di trattamento fra cittadini di serie A e serie B: chi ha la fortuna di parlare dei suoi reati con un politico è in una botte di ferro; se uno invece conosce solo gente comune, peggio per lui. Garantismo è proprio assicurare a tutti gli stessi diritti di difesa...
 
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25 luglio 2007

CASO UNIPOL-BNL-DS, I PUNTINI SUGL'"I"

di Marco Travaglio

Sul caso Unipol-Bnl-Ds, che qualche furbetto seguita a chiamare “caso Forleo” (inesistente), si continua a raccontare un sacco di frottole.

1) Si favoleggia che la gip Clementina Forleo si sia spinta al di fuori delle propria orbita, “anticipando una sentenza di condanna”. Ma, che almeno due dei tre esponenti Ds sorpresi al telefono con Giovanni Consorte non siano stati semplici “tifosi” della scalata Unipol alla Bnl, ma ben di più e di peggio, non lo dice solo la Forleo: lo dicono anzitutto gli stessi D’Alema e Latorre al telefono con Consorte.

Il 6 luglio 2006 Consorte ha il problema di accordarsi con il socio forte di Bnl, Francesco Gaetano Caltagirone, editore, costruttore, suocero di Casini e capofila dei “contropattisti” Ricucci, Coppola, Lonati, Statuto e Bonsignore. E dice a Latorre: “L'ingegnere (Caltagirone, ndr) e i suoi accoliti si sono defilati [...]. Io domani ho l'incontro con loro alle sei, alle otto ti chiamo e ti dico come va a finire”. Latorre, che in teoria sarebbe un parlamentare Ds e non un uomo d’affari, propone: “Ma che deve fare una telefonata Massimo (D'Alema, ndr) all'ingegnere (Caltagirone, ndr)?”. Consorte: “È meglio che Massimo fa una telefonata. Perché a questo punto se le cose non vengono fatte, si sa per colpa di chi”. L’indomani, puntualmente, Caltagirone e i contropattisti si accordano con Unipol. Missione compiuta. E’ “tifo” questo? E’ “informarsi”? O è partecipare a una scalata che i magistrati ritengono illecita (“disegno criminoso”), in quanto occulta, compiuta prima del lancio dell’Opa? ...

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24 luglio 2007

CARO NAPOLITANO, NON PERTINENTE SARA' LEI

di Marco Travaglio

"Anche il Presidente della Repubblica dei Mandarini Intoccabili, davanti al Csm, ha voluto dare la sua bastonata al gip Clementina Forleo, rea di “valutazioni non pertinenti ed eccedenti”, cioè di lesa maestà nei confronti di sei parlamentari che due estati fa scalavano banche e case editrici in combutta con i furbetti del quartierino e si avvertivano a vicenda delle intercettazioni in corso (D’Alema, essendo molto intelligente, per avvisare Consorte del suo telefono intercettato, gli telefonò).

Secondo Napolitano, con queste “fughe di notizie” l’opinione pubblica rimane disorientata. In realtà, proprio grazie al giudice Forleo e ai giornali che hanno riferito le sue ordinanze, l’opinione pubblica ha capito benissimo tutto. E cioè che “non pertinente ed esorbitante” è il comportamento dei politici scalatori, non dei giudici che li hanno scoperti e processati. E che la vera fuga di notizie è quella di chi avvertì politici e furbetti che erano intercettati, rovinando le indagini sul più bello, non certo quelle dei giornali che stanno pubblicando atti non segreti, cioè pubblici...

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A due anni esatti dallo scandalo di Bancopoli, si completa il quadro degli interventi politici nelle scalate di Bpl ad Antonveneta, di Unipol a Bnl e di Ricucci alla Rcs.
Il gup Clementina Forleo ha esaminato le 73 telefonate intercettate sulle utenze di Fiorani, Ricucci e Consorte con sei uomini politici (D’Alema, Fassino e Latorre dei Ds e Grillo, Comincioli e Cicu di FI), che la Procura chiede di usare nel processo che va a incominciare.
E ha deciso di trasmetterne al Parlamento, per la necessaria autorizzazione, 68 che, a suo avviso, hanno rilevanza penale, certamente per i tre furbetti, ma forse per alcuni parlamentari.

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